Se non siete miei amici su facebook probabilmente non sapete che sto collaborando con la prima testata giornalistica realizzata interamente su facebook, Total Free Magazine, sulla quale tengo la rubrica Sex and Love. Se non lo avete già fatto vi invito a fare mi piace sulla pagina, intanto vi linko due miei articoli che non avevo pubblicato sul blog:

Amore a distanza? Oggi non è più un problema.

Preservativi femminili, questi sconosciuti!

Spero che i link funzionino, in caso contrario segnalatemelo!

E’ da un po’ che volevo scrivere questo post, ma per un motivo o per un altro non sono mai riuscita a farlo. Stasera approfitto del fatto che odio mangiare da sola e che la pizza della mia coinquilina arriva tra tre lunghissimi quarti d’ora!

Mi sono innamorata della fotografia lo-fi una fredda sera dello scorso anno, come al solito girovagavo in rete in cerca di nuove tecniche da sperimentare e per puro caso sono finita sul sito della Diana. Che ve lo dico a fare: amore a prima vista! Quei colori vibranti e quella vignettatura mi riempivano gli occhi al punto da farmi immediatamente desiderare di averne una tutta mia. Sono stata lì a fantasticare di acquistarla un po’ di giorni, ma il prezzo non esattamente economico unito alla paura di usare un rullino mi hanno frenata. Così non ho comprato l’oggetto del mio desiderio, ma non l’ho nemmeno dimenticato, ho continuato a fantasticare di possedere quella macchina e a parlarne con chiunque, anche con quasi perfetti sconosciuti… e proprio questo mi ha permesso di averla! Un mio amico si è ricordato (non so come) che gli avevo parlato della lomografia e ha pensato bene di regalarmi una lomo per il compleanno azzeccando addirittura la mia preferita!
Ecco, questa era a grandi linee la storia di come sono entrata nel mondo lomo, ora parliamo un po’ di cose serie. La Diana è una toy camera datata 1960 e rimessa sul mercato dalla Lomography nel 2007. E’ una fantastica macchina tutta palsticosa, lenti incluse, leggerissima e di facile utilizzo, ma di sicuro più completa di toy camera come la Holga o la Sardina.  Nel kit troverete la Diana F+, il flash, gli adattatori per montare il flash su altre fotocamere (io sono riuscita ad usarlo anche con la reflex), 12 gelatine colorate per il flash, due mascherine per cambiare il formato delle foto, manuale di istruzione e un favoloso libro pieno di foto, interviste e robe varie. La macchina monta rullini 120mm, ma esiste un dorso per i 35mm e uno per foto istantanee (il mio prossimo acquisto). La lente in dotazione è una 75mm, ma potete acquistarne altre, tra cui la tanto amata fisheye (anche questa tra i mie prossimi acquisti).  La rotellina di avanzamento è manuale, questo vuol dire che potrete cimentarvi in esposizioni multiple e overlapping. Per quanto riguarda il diaframma ha tre aperture: soleggiato (f22), parzialmente nuvoloso (f16) e nuvoloso (f8). Io vi consiglio di usare quasi sempre l’apertura massima del diaframma, a meno che non ci sia davvero tanto tanto sole! Togliendo l’obbiettivo la Diana si trasforma in una pinhole con apertura diaframma f150 (praticamente due macchine in una). Per quanto riguarda la messa a fuoco abbiamo tre distanze: 4-6 mt, 6-12 mt e 12 mt-infinito. Infine per la velocità dell’otturatore sono previste due pose: posa N con velocità fissa (1/60) e posa B dove decidete voi quanto tempo lasciar aperto l’otturatore in base alla luce, all’apertura di diaframma e alla velocità della pellicola. Si tratta quindi di una toy camera non esattamente adatta alla regola base della lomografia “scatta senza pensare” avendo molti comandi manuali, ovviamente nulla di impossibile, state tranquilli. Io la consiglio sempre a chi chiede che lomo acquistare perchè è divertente, ha tantissimi accessori e ogni volta ti sorprende con risultati inaspettati… ma devo anche ammettere che sono stata abbastanza fortunata, o brava, visto che ho scattato foto decenti fin dal primo rullino.

Questi sono un paio dei miei scatti, altri li troverete sul mio flikr o sulla mia pagina lomography, ma anche tra le foto del mio 366 project. Se vi ho convinti non mi resta che augurarvi buon lomo-divertimento e non esitate a contattarmi per qualsiasi dubbio!

Devo mettervi in guardia, la lomografia crea dipendenza! Una volta che iniziate è impossibile smettere e sarete alla costante ricerca di altre lomo! Io dopo la Diana ho comprato una Polaroid, una Actionsampler, una Diana Mini e ho recuperato in casa una Panorama wide pic… ma non mi bastano mai!

Ed eccoci a San Silvestro, uno dei giorni dell’anno che odio di più, un giorno caratterizzato da finzione collettiva, un giorno in cui bisogna un po’ tirare le somme di quello che è stato e di quello che sarà. È proprio così, amo il Natale, amo l’atmosfera di gioia e amore che si respira, amo quel ritrovato spirito religioso che ci fa sperare ed essere sereni. Odio il Capodanno, odio che mi si ricordi che il tempo passa, odio la gente ubriaca per forza, odio i botti inutili, i veglioni da 100 euro e le discoteche affollate da finti vip che nessuno vorrebbe vedere se non fosse che è Capodanno. E poi odio dover fare la lista dei buoni propositi (espressione orribile che mi rimanda a brutti, bruttissimi ricordi), è vero, non mi obbliga nessuna a farla, ma è inevitabile chiedersi se si è combinato qualcosa di buono nell’anno appena passato e darsi degli imperativi per quello nuovo.

Allora, cominciamo. Il 2011 è stato un anno di merda (si può dire di merda?). È stato un anno pessimo a livello politico, economico e sociale, ma è stato un anno pessimo anche a livello personale. Ho “congelato” l’università, ho messo un po’ troppo da parte la mia passione politica (a volte dalle delusioni è difficile riprendersi), ho conosciuto gente che ancora non ho capito se sarebbe stato meglio non conoscere, ho perso qualcosa di importante… Ma per fortuna mi sono liberata anche di qualche peso morto, come quegli amici falsi e squallidi che nessuno meriterebbe di avere e questa forse è l’unica cosa buona dell’anno.

Per l’anno nuovo vorrei… beh, vorrei per prima cosa fare questo benedetto esame di inglese per inaugurare al meglio il 2012, vorrei la mia laurea magistrale, vorrei impegnarmi seriamente nelle mie passioni (leggi fotografia), vorrei inziare dopo 24 anni a fare sport (ma la vedo dura!), vorrei un lavoretto part-time per non pesare troppo sui miei, il top sarebbe fare l’assistente di qualche bravo fotografo! Poi vorrei diventare una persona migliore: una persona che usa di meno la parola “odio” di cui sopra ho abusato, una persona in grado di scegliere e non semplicemente una che si lascia trasportare dagli eventi (ma per questo ci vorrà impegno e tempo). Vorrei imparare a giudicare meno, a farmi di più i fatti miei, ad essere più altruista ed egoista a seconda delle situazioni, vorrei anche imparare ad allontanare le persone che possono ferirmi e a coltivare meglio le mie amicizia. Per il nuovo anno mi chiedo anche se imparerò il significato della parola perdono. Ultimamente mi sono sentita dire spesso “Dio perdona e tu no”, ecco, ci ho riflettuto a lungo e sono arrivata ad una conclusione: chi sono io per fregare il lavoro a Dio? il perdono meglio lasciarlo a lui!

Detto questo non mi resta che fare a tutti voi gli auguri per il nuovo anno…

e speriamo che i Maya si sbaglino!

No, questo post non parla di cybersesso, quindi, quanti di voi non sono interessati, possono anche non proseguire nella lettura (magari di cybersesso parlerò un’altra volta).

Ultimamente mi trovo spesso a riflettere sugli errori che si possono fare in una coppia, quelli di lei e quelli di lui, senza fare sconti a nessuno. Oggi in particolare pensavo ai problemi che subentrano nella vita a due a causa delle nuove tecnologie. Un tempo a disturbare notti di passione e conversazioni a tavola c’era solo la televisione. Adesso a questa si aggiunge internet con i suoi mille strumenti: facebook, twitter, chat varie  e  streaming online (con troppe serie televisive da seguire!) mettono a dura prova anche le coppie più affiatate.

Ma proviamo a classificare le diverse dipendenze dalla rete, così potete capire se la vostra relazione è minacciata dalla tecnologia:

  1. Il vostro partner odia la tecnologia e la usa solo per lavoro? beh, lasciatevelo dire, siete troppo fortunati! Avete un ragazzo/a che vive ancora nel mondo reale, non fatevelo/a scappare.
  2. Poi c’è quello che dice di odiare la tecnologia, ma non rinuncia a social network e chat. Diffidate da questo genere di ragazzo/a, mostra scarsa coerenza e tendenzialmente potrebbe essere un ottimo bugiardo/a, quindi occhio! Diffidate soprattutto se il vostro partner è misterioso e fa fatica a darvi qualche informazione sugli ultimi amici virtuali. Ma non opprimetelo troppo con domande o divieti, otterrete l’effetto contrario, non solo lo allontanerete, ma potreste spingerlo/a nelle grinfie di un amico di rete che sta lì ad attendere un vostro passo falso. Ma volete un vero consiglio (drastico)? fatevi anche qualche domanda sulla stabilità della vostra relazione e, se necessario, troncate subito!
  3. L’ipertecnologizzato: potete star certe che ogni diavoleria che il mercato informatico tirerà fuori, dopo due giorni sarà nelle mani del vostro lui/lei: dallo smartphone al tablet, dalla tv ultra piatta al cellulare che vi fa pure il caffè. Disponibilità economiche a parte, non c’è nulla di male nell’avere la passione per la tecnologia, ma state attenti che questa non invada la sfera privata. I segnali d’allarme? Facebook e twitter sono sempre a portata di mano, o meglio di smartphone, online 24 ore su 24 non solo a casa, ma anche al cinema, al ristorante e al pub. Voi venite poste in secondo piano, non ci sono più netti confini tra il mondo reale e quello virtuale… ma non sarà che siete proprio voi ad annoiarlo/a? Altro campanello di allarme è lo streaming online perché, se è bello seguire qualche serie insieme, è bene che questo non diventi un vizio che divora la maggior parte del tempo che passate insieme. Non fate questo errore o finirete per non avere null’altro in comune che il toc toc di Sheldon e Penny, i mutaforma con cui hanno a che fare Olivia e Peter, i festini a base di sesso e droga che si fanno alla BMS o il lupus del Dottor House, finendo col condannare a morte la vostra relazione.
  4. Ovviamente ci sarà pure qualche raro essere umano sulla faccia della terra che usa in maniera saggia e non dipendente la rete… beh, se ne incontrate uno segnalatemelo, perché per me sarebbe come vedere un alieno.

Insomma, non vi resta che fare una cosa: prendete computer, smartphone e tablet e, se proprio non volete (o non potete) buttarli giù dalla finestra più alta di casa vostra o farne un bel falò, per lo meno cercate di tenerli spenti quando siete con il vostro lui o con la vostra lei… fidatevi, un giorno mi ringrazierete per questo consiglio.

Ormai è una certezza, Giovanni Muciaccia mi fa un baffo! Scherzi a parte (anche perchè Giovanni non lo batte nessuno e io faccio pena nel fai da te) voglio raccontarvi come ho passato il mio pomeriggio. Me ne stavo stravaccata davanti la tv, quando mia sorella mi lancia una scatola di tè vuota e mi dice “buttala nel camino”. Eureka! Altro che buttarla nel fuoco, avevo giusto bisogno di un pezzo di cartoncino per costruirmi uno splitzer e questo qui è semplicemente perfetto!

Per prima cosa è bene precisare che lo splitzer non è parente dello spritz, non si beve e non è un’aperitivo. Si tratta di una sorta di tappo che, applicato alla nostra macchina fotografica analogica, ci aiuta a scattare foto molto particolari grazie al metodo della doppia esposizione. In pratica si può fare una composizione fotografica scattando prima con una metà o un quarto dell’obbiettivo e poi, ruotando lo splitzer, con l’altra metà (ok, faccio schifo anche nelle spiegazioni!). Potete acquistarlo nello shop online di lomography per una decina di euro oppure potete risparmiare quei soldi per comprare delle pellicole e costruirvelo da soli come ho fatto io.

Ecco l’occorrente:

  • cartoncino
  • matita
  • forbici
  • nastro adesivo o nastro isolante
  • spillatrice
  • pinze

Per prima cosa disegnate e ritagliate le sagome per il vostro splitzer come nella foto sopra, poi procedete come di seguito (cliccate sulla foto):

Mi raccomando assicuratevi che la parte più piccola del cartoncino (quella a forma di mezza luna) ruoti bene sopra quella più grande! Io con un po’ di fantasia mi sono arrangiata con la punta della spillatrice, ma sarebbe più appropriato  usare un fermacampione, così evitate anche di bucarvi un dito come è capitato a me.

Il risultato dovrebbe essere all’incirca questo, anzi spero per voi anche un po’ meglio!

nb. vi assicuro che non voglio fare pubblicità ad alcuna marca di tè.

Adesso corro a scattare, spero di ottenere buoni risultati da mostrarvi presto!

Ieri stavo pensando a qualche idea per realizzare delle foto natalizie con cui fare gli auguri ai miei amici virtuali (e non). Sono stata tutta la mattina a guardarmi intorno alla ricerca dell’idea per la foto perfetta. Poi ho pensato di fotografare tutti quegli oggettini (relativamente kitsch) che mia madre tira fuori a Natale: centrotavola, candele, coccarde, babbi Natale e chi più ne ha più ne metta. Ho fatto qualche scatto niente male, le foto erano luminose e belle, oggetti zoomati fino al limite del possibile con una ristrettissima profondità di campo. Tuttavia i miei scatti non mi convincevano, belli sì, ma con poco spirito natalizio, sembravano restituire più una critica a questa festa che non una sua esaltazione. Niente da fare, si cambia idea.

Così ho cercato qualche bella tecnica fotografica su internet e, spulciando i miei blog preferiti, è saltato fuori qualcosa che fino a ieri non credevo nemmeno fosse possibile: il bokeh creativo! Il Bokeh, termine di derivazione giapponese, altro non è che la parte fuori fuoco di una foto. Si può realizzare con macchine fotografiche che permettono un’ampia apertura del diaframma e, quindi, una stretta profondità di campo. Quello che non sapevo è che con piccole cose brilluccicose (tipo luci dell’albero di Natale, goccioline d’acqua, lustrini ecc ecc) è possibile fare un bokeh creativo, ovvero far assumere a questi piccoli punti luce la forma che più desideriamo, basta solo creare un copri-obbiettivo adatto.

Ecco cosa vi serve:

  • cartoncino
  • penna/matita
  • nastro isolante
  • forbici
  • cutter (essenziale per fare belle forme, io avevo solo le forbici e mi sono dovuta accontentare di un cuore malriuscito)

Non ho fotografato tutti i passaggi per costruire il copri-obbiettivo per il bokeh creativo, ma la sua realizzazione è abbastanza intuitiva:

usando come guida il coperchio del vostro obbiettivo, disegnate un cerchio sul cartoncino e ritagliatelo lasciando 4 alette. (queste ultime vi serviranno per assemblare il vostro cilindro).  Disegnate e ritagliate al centro del cerchio la forma che più preferite e poi mettete tutti i pezzi insieme con del nastro isolante. Io, come già detto, mi sono dovuta limitare ad un cuore perchè non riuscivo a trovare un taglierino. Il primo tentativo di scatto è andato male perché il cuore che avevo ritagliato era troppo grande. Così ne ho fatto un secondo (e poi un terzo) più piccolino e, dopo 1000 scatti di prova,  sono riuscita nell’intento, le luci del mio alberello sembravano tanti cuoricini (diciamo che sembravano tanti cuoricini utilizzando un po’ di fantasia, ma che volete, non sono brava a disegnare!). Il trucco consiste nel fare un foro che non superi il rapporto fra la lunghezza focale e l’apertura utilizzata. Ad esempio se scattate con un 50mm a f/2, il vostro foro nel cartoncino non dovrà superare i 25mm. Io ammetto di aver praticato il mio cuoricino andando per tentativi ed errori, ma vi conviene farvi un po’ di calcoli.

Queste sono alcune delle foto che ho scattato, spero vi piacciano e spero anche di avervi dato una bella idea da copiare.

Buon Natale a tutti!

Da quando mi sono innamorata della fotografia analogica ho da subito dovuto fare i conti con un grosso problema: i soldi! Comprare pellicole, sviluppare i negativi e poi stamparli… c’è quasi da chiedere un mutuo in banca. Per non parlare poi del dispiacere dovuto al fatto di non poter condividere il proprio lavoro con altri fans della lomografia.

Ma finalmente anch’io ho uno scanner! Si tratta di un Praktica DS66, uno scanner a torre che serve esclusivamente per scansionare negativi (sia 35 che 120mm) e diapositive. Oltre allo scanner, nella confezione troverete sei mascherine per negativi e diapositive, un pennello per la pulizia, cavo per collegarlo al pc o alla tv, cavo di alimentazione, libretto di istruzioni, cd con il programma per collegarlo al computer (operazione peraltro non necessaria).

Le primissime impressioni su questo piccolo e leggero oggetto non sono state molto positive, i primi negativi scansionati rendevano foto con una bassissima definizione alla fine ho usato una lomo, quindi di che lamentarmi!), ma soprattutto la mascherina per i 120 obbliga a tagliare i negativi in singoli fotogrammi… eh no! mi rifiuto categoricamente di torturare le mie povere pellicole!

Così ho provato a scansionare i negativi senza usare l’apposita mascherina e, con mio grande stupore, mi sono accorta che funziona! I risultati sono stati più che soddisfacenti. Adesso con del cartoncino bianco (ma anche con cartoncini colorati) voglio costruirmi delle mascherine personalizzate per dare libero sfogo alla mia fantasia.

Qui potete vedere l’esempio di una foto scansionata e non ritoccata con programmi di editing photo.

Ricapitolando, tra i pro di questo oggetto rientrano sicuramente le sue ridotte dimensioni che consentono di portarlo ovunque senza fatica; il fatto che non bisogna collegarlo al proprio pc, ma si lavora direttamente sullo scanner grazie allo schermo lcd (le foto vengono immagazzinate in una scheda SD quindi facilmente trasferibili su computer); la velocità di scansione la possibilità di costruire nuove mascherine oltre alle sei in dotazione con lo scanner. Tra i contro: la bassa definizione delle immagini, in pratica questo oggetto fa un’istantanea al negativo e non una vera e propria scansione, questo vuol dire che le immagini sono adatte ad essere pubblicate in rete, ma non ad essere stampate; la scarsa versatilità rispetto ad uno scanner classico, in quanto oltre ai negativi non scansionate null’altro (e per chi usa anche una polaroid come me questo può essere un problema).

Tenendo conto che nella lomografia la qualità dell’immagine è l’ultima cosa che conta, si tratta tutto sommato di un oggetto utile e che mi farà risparmiare tanti soldini!

Vi anticipo già che a breve scriverò un post sulla mia nuovissima Polaroid Colopack II (anno 1969)… sono troppo contenta del mio nuovo armamentario fotografico!!!

Mi capita spesso di imbattermi in interessanti discussioni sui forum, non partecipo mai attivamente (il tempo è oro e non lo spreco tutto online), ma andando a curiosare sui forum più disparati si può imparare tanto sul comportamento di grandi e piccini, una sorta di focus group allargato che avrebbe fatto gola a qualsiasi sociologo del secolo scorso. Oggi mi sono trovata a leggere alcune discussioni in cui si sosteneva che la nuova perversione femminile è quella di fare l’amore in ascensore (più che perversione la chiamerei fantasia). Di sicuro l’origine di tale stravaganza va rintracciata nei film: 9 volte su 10 l’ascensore si blocca proprio nel momento in cui la protagonista è da sola con il figo di turno e 9 volte su 10 i soccorsi arrivano quando l’amplesso è già bello che finito. Così mi sono messa a pensare a tutti i “luoghi dell’amore”, assurdi e non, a cui i film ci hanno abituati.

  1. Il letto. Comodo e spazioso, amato dai tradizionalisti come da coloro che sono alla continua ricerca di nuovi brividi, il letto è sicuramente il posto più canonico dove fare sesso. E chi ha detto che non sia anche il migliore?
  2. Se c’è una cosa che Jack e Rose (Titanic) ci hanno insegnato è che un altro classico dei classici è il sesso in auto. Romantico sotto un cielo stellato, utile quando non si hanno posti in cui andare, l’auto è uno dei posti più amati dai giovani. Secondo una ricerca condotta dal sito Studenti.it su un campione di 1270 votanti tra gli iscritti alla sua community, è emerso che il 76% degli intervistati pratica volentieri sesso in auto, il 14% lo trova scomodo, ma solo il 10% dichiara di trovarlo immorale. Che sia giusto o sbagliato, di sicuro il sesso in auto integra il reato di atti osceni in luogo pubblico ex art. 527 cp. Quindi se optate per questa soluzione ricordatevi di oscurare i finestrini, pena fino a tre anni di reclusione. Nell’immagine alla fine del post potete trovare alcune delle posizioni più comode da sperimentare in auto (anche se comode non mi sembra la parola migliore da utilizzare).
  3. Nei bagni pubblici. Qualcuno lo trova squallido e poco igienico (di sicuro non è il posto adatto agli ipocondriaci come me), altri lo trovano semplicemente irresistibile, fare l’amore nel bagno di un locale pubblico offre il brivido che solo la paura di essere scoperti può regalare. Tuttavia può risultare scomodo e il tempo a disposizione è molto limitato. Per questa location sono indicati bagni di locali molto affollati (magari ad alto gradiente alcolico) dove nessuno si accorgerà se siete spariti per un po’. Vi consiglio di non provarci in locali con un buttafuori come presenza fissa nell’antibagno, se è lì è per la nostra sicurezza quindi lasciamolo lavorare in pace senza dargli troppe noie.
  4. Tra le fantasie che i film ci hanno inculcato rientrano ovviamente treno e aereo. Il primo, oltre a minuscoli e squallidi bagni, offre anche cuccette, nel caso di lunghe trasferte notturne, scompartimenti o carrozze spesso completamente vuote, mi chiedo a questo punto se l’alta velocità ammazzerà tale fantasia. L’aereo è un po’ un sogno comune, tutti ci abbiamo fatto un pensierino, ma se non siete talmente ricchi da possederne uno privato, potrebbe risultare difficile sfuggire agli occhi vigili di hostess e stuart.
  5. In spiaggia o in montagna, farlo all’aria aperta può essere piacevole e rilassante, romantico e abbastanza diverso da farlo sembrare unico. Munitevi di coperta/telo e il gioco è fatto.
  6. Qualcuno consiglia il cinema, buio e atmosfera non mancano, ma non farsi sgamare mi sembra quasi impossibile (a meno che voi non andiate in posti simili all’Ariston di Forlì, dove forse farsi vedere è l’unica cosa che conta. Mi sento di dover specificare che non ci ho mai messo il naso, ma ogni forlivese sa cosa accade…)
  7. L’ufficio. Che sia il vostro o quello del prof che segretamente amate, l’ufficio rientra tra i sogni proibiti  di quasi tutti. Utile per alleviare faticose giornate di lavoro, può offrire la stessa privacy della vostra camera da letto
  8. Alzino la mano quanti di voi non hanno pensato di ricompensare il proprio partner che vi sta accompagnando a fare shopping folle con del sesso insolito? Perchè allora non approfittare dei camerini? Ma occhio ai commessi che potrebbero non esserne felici.
  9. In acqua. Che sia il mare o la piscina, la doccia o la vasca idromassaggio, l’acqua è uno degli elementi più importanti esistenti in natura e può aiutare a far raggiungere alte vette di piacere. Vapore, acqua, benessere, passione… sembrano quasi sinonimi.
Insomma fatelo come e dove più vi piace, ma mi raccomando evitate le  scene alla “Sesso e fuga con ostaggio”!

Ieri sera a Villa Casali regnava il malumore, un pianto isterico di gruppo aveva accompagnato parte del pomeriggio e la serata si prospettava essere pateticamente triste. Fortuna che V., una delle mie coinquiline, informa me ed I., l’altra coinquilina, che al circolo Il pane e le rose proiettano Paz, “no! Grande! Dobbiamo andarci assolutamente, adoro quel film”. Il mio entusiasmo viene prontamente frenato da I. che si offre addirittura di cucinarmi un risotto per tenermi in casa, ma alla fine la spunto io, Paz non si può assolutamente perdere. Città morta, desolante come e più del solito, il freddo penetra nelle pelle, le mani si fanno sempre più rosse e dolenti mentre pedaliamo veloci verso Corso Diaz. Arriviamo a film già iniziato, fa niente, tanto già l’ho visto. Il piano era: guardiamo il film, beviamo una cosa approfittando del ricco buffet che poi tanto ricco non era e ce ne torniamo a casa. Ma come spesso accade in queste serate si finisce sempre con lo stravolgere totalmente i piani iniziali. Si incontrano amici, poi amici di amici e così si inizia a fare il giro dei locali forlivesi che offrono un po’ di vita (che poi saranno 4 o 5 al massimo). Da un locale all’altro la serata scorre velocemente, finché non arriviamo in una specie di discoteca (sì,anche a Forlì esiste una discoteca, sono stupita quanto voi). Odio le discoteche, detesto la musica house, ma in compagnia si fa questo ed altro, così decidiamo di entrare. Clima adolescenziale, musica inascoltabile, caldo illegale, ci metto un po’ ad ambientarmi, ma poi provo a ballare e tutto sommato con V. e I. ci si diverte parecchio. Ovviamente, da brava sociologa, mentre fingo di ballare inizio a guardarmi intorno incuriosita dal comportamento da discoteca del tipico maschio italiano.

Il primo che si avvicina è il classico ragazzo sicuro di sé, troppo sicuro di sé, mi mette un braccio intorno alla vita e ignora il fatto che io continuassi a “scollarmelo” con fare seccato. All’ennesimo tentativo fallito, con uno spiccato accento sardo, mi chiede: “e se poi ti penti?”, cavolo quanto è pieno di sé ‘sto tipo, decisamente odioso, lo mando a quel paese e mi allontano mettendomi a ballare qualche metro più in là. Mentre ballo noto un ragazzo sulla trentina che si avvicina a V. col caratteristico passo del felino che sta per catturare la sua preda. Movimenti lenti e ragionati, lui balla con lei, ma V, nemmeno se ne accorge, continua a scatenarsi da sola finché il ragazzo non si arrende e passa ad un’altra prede. Siamo ormai a metà serata, la stanchezza inizia a farsi sentire e le ragazze hanno bisogno di fumare. Così ci spostiamo nella sala fumatori, se prima non trovavo affatto gradevole quel locale, ora inizio ad odiarlo. La sala fumatori è una stanzetta piccola piccola col bar, c’è tanto di quel fumo che sembra di essere in una nebbiosa milano, ma per lo meno la musica è migliore rispetto a quella della sala principale e ci sono dei comodi divanetti. Mentre mi domando perché mai per ascoltare musica decente bisogna beccarsi tutto quel fumo passivo, ricomincio ad osservare quello che succede intorno, questa volta la “preda” è I., un paio di ragazzi le si avvicinano cercando di conquistare un ballo con lei, nasce una tacita competizione che lentamente si fa sempre più calda. I. nel frattempo continua a ballare ignara di ciò che sta accadendo alle sue spalle. I due ragazzi iniziano a litigarsi la futura preda, parlano, poi urlano, alla fine si spintonano, io assistevo all’interessante scenetta continuando a sorseggiare il mio drink, mentre V., senza ombra di dubbio meno menefreghista di me, si butta tra i due e a colpi di disco dance li separa. A questo punto noto che un ragazzo poco distante da noi fissa divertito  V., lei saltava e lui sorrideva, lei si scatenava e lui sorrideva ancora di più, standosene fermo in un angolino aspettando il momento giusto per avvicinarsi. Poco dopo inizia a ballare con lei, la cosa dura poco perché V. pare poco interessata, ma di sicuro mi è parso l’approccio più simpatico, sarà forse per il bel sorrisetto che aveva il ragazzo. A questo punto mi ributto in pista anch’io per fare gli ultimi salti della serata, non faccio in tempo ad alzarmi dal divanetto che un ragazzo mi chiede se voglio ballare, il mio “no” secco lo sorprende e mi sento dire che sono sgarbata.

Questa assurda notte forlivese finisce con una caviglia slogata, quella di V., e io che mi scopro ad essere snob e antipatica, ma in un ambiente del genere è il minimo, sembra di essere in una giungla con tanto di prede e predatori. Ecco, questa è la metafora perfetta che descrive il decadimento comportamentale che colpisce i discotecari falliti (eh sì, sono decisamente snob).

Ieri sera i pensieri che affollavano la mia testa (già troppo affollata di suo) erano ingestibili, non riuscivo a chiudere occhio e avevo bisogno di risollevare un po’ il mio umore cupo, ma qualunque commedia provassi a guardare mi faceva diventare ancora più triste.

Cosa fare in questi casi? La risposta al mio dilemma è arrivata d’istinto: vado a leggermi le corbellerie che scrivono i ragazzini su Yahoo Answers a proposito del sesso. A primo impatto il divertimento è assicurato, ma dopo poco i sogghigni che accompagnavano la mia lettura hanno lasciato il posto alla preoccupazione: una ragazzina di 15 anni si chiede se rischia una gravidanza perché il suo ragazzo “le è venuto sui jeans”, un bambino di 11 anni vuole sapere se è già troppo tardi per perdere la verginità, un ragazzo di 14 (uno tra i tanti) si interroga sulle dimensioni del suo pene, altri chiedono come aumentare “gittata”, sapore, odore, quantità ecc ecc del proprio liquido seminale, altri ancora chiedono consigli su come masturbarsi, su cosa significa perdere la verginità, su come “riaddrizzare” il proprio pene pendente a sinistra. C’è anche chi si chiede se è normale che un pene in erezione “punta verso l’alto fin quasi a toccarmi la pancia” e chi invece conta distintamente solo 20 spermatozoi nel preservativo temendo di essere sterile (sul serio ragazzi???). Insomma, la disinformazione tra gli adolescenti è tanta, troppa, e stando ad una prima occhiata colpisce molto più i ragazzi delle ragazze.

A chi dobbiamo dare la colpa di tanta ignoranza in materia di sesso? La risposta me l’ha data un altro ragazzino confuso che scrive: “la nostra professoressa ha detto ad un mio amico che se si masturba troppo diventa cieco e gli si blocca la crescita, è vero secondo voi?”. E un altro ancora confessa: “questa settimana mi sono masturbato due volte, mi sento molto in colpa, è perché sono tanto cattolico? i cattolici fanno peccato masturbandosi?”.

Ecco sciolto ogni dubbio, le agenzie primarie e secondarie che si occupano di educazione, la scuola in primis, ma anche la famiglia, la Chiesa e i vari centri ricreativi frequentati dai ragazzi, non solo non svolgono educazione sessuale, ma addirittura disinformano (la prof che ha detto al suo allievo di non masturbarsi perché si diventa ciechi sarebbe da mettere in galera!). In famiglia troppo spesso parlare di sesso è un tabù, ci si imbarazza al punto che diventa difficile anche solo dire alla mamma che si ha la necessità di fare una visita dal ginecologo. Agli adolescenti non resta che il gruppo dei pari per confrontarsi, in questo modo però si finisce con l’entrare in un loop di confusione che può portare a difficoltà nel relazionarsi con la propria sessualità e, quindi, ad una vita sessuale insoddisfacente e percorsa da mille rischi (gravidanze non desiderate, infezioni e malattie veneree solo per citarne alcuni).

Ma la soluzione esiste! A Vienna c’è chi addirittura ha pensato a dare vita ad una scuola pratica di sesso dove ragazzi dai sedici anni in poi possono imparare le arti amatorie. In Italia una cosa del genere sarebbe impensabile, ma almeno un’ora alla settimana di educazione sessuale nelle scuole medie inferiori e superiori dovrebbe essere garantita e dovrebbero essere proprio i genitori a pretendere che venga istituita.

Io, nel mio piccolo, posso solo assicurarvi che a masturbarsi non si diventa ciechi, anzi è importantissimo esplorare il proprio corpo per conoscere ciò che vi da più piacere, che 11 anni sono decisamente pochi per perdere la verginità e che comunque si fa sempre in tempo a farlo, che se non si ha un rapporto sessuale completo non si rischiano gravidanze, che non si possono contare ad occhio gli spermatozoi perchè ce ne sono milioni in una sola goccia di liquido seminale, che un pene in erezione deve “puntare verso l’alto”, ma soprattutto che  non dovete vivere la sessualità come un peccato, ma soltanto con un briciolo di buon senso e responsabilità.

E visto che oggi è il 1°Dicembre, giornata mondiale contro l’AIDS, ricordatevi pure di usare sempre il preservativo (che è l’unico metodo contraccettivo che vi protegge anche dalle malattie sessualmente trasmissibili, l’unico, è bene sottolinearlo).

Ah, prima che dimentico! No! non esistono analisi del sangue per vedere se vi masturbate.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.